I rihordi d'un partigiano 'briaho
[Casa del Popolo di … , un paese a quattro passi da Firenze. Ernesto,
un vecchio partigiano, entra nel locale con il suo piccolo cane… e, come
ogni sera… da tanti anni…]
O’….lo sapevo c’andava a finir così…tutt’a’far le feste a sto’po’ero
cristo… E che sian sincere o di canzonatura…beh, devo dir la
verità…un’m’import’assai…
Ogni sera gliè la madesima tiritera da’i’dopo guerra a’tempi d’oggi.
Passan le generazioni ma un’si stancan mai d’ascoltar le mi’parole…
tranne i’cane che mi trascina a guinzaglio fin qui dentr’a’i’circolo
si mett’a’far’i’verso di’lupo quand’attacco a ricordar la mi’avventura.
[si gira intorno a guardar chi c’è…]
Stasera c’è uno novo…e c’è anch’i’priore di’paese… icché ci fa alla Casa
di Popolo…bah…si sarà convertito a’i’rosso… Eccoli quell’altri…
Ho inteso gente….ho inteso… Se devo parlar datemi da bere i’vin novo e
sbucciatemi du’castagne…mettetevi attorn’a’me se vi va d’ascoltar
i’riascoltato….e state attenti che ricordar la mi’vita gliè di molto
dura….anche se ormai son passati tant’anni, ricordo quel che successe
come se foss’accaduto stamattina…
giovane, mesc’i’vino, perché senz’i’sangue della vigna, tu lo sai…io
un’carburo… o’icché tu fai…i tirato ? riemp’i’bicchiere fin’all’orlo e
bada bene di non metterci l’acqua… sono allergico…
[un lungo sorso…una castagna…un altro sorso…e dopo aver mandato un
sospiro inizia il suo monologo…]
…ni’quarantatre era su monti attorn’a’Firenze…O’ che m’interrompi di già
? …quale monte, quale monte….basta voltar i’capo e tu’vedi qual è ‘sto
monte... ci siam proprio sotto….
Insomma…dicevo ch’ero lassù n’vetta con la mi’brigata partigiana a
combattere per la libertà… L’occupatore nazista e que’su’lacché della
GNR ci davan de’terroristi e, volte, de’banditi. Dicevo io, perché ?
Perché terroristi ? Si combatteva per dar un futuro a’nostri figlioli…e
perché banditi ? Se un’rubavamo nemmeno un ovo o un conigliolo
a’i’contadino per sfamacci….
[un altro bicchier di vino…]
Un’ann’e’mezzo prima m’avevano mandato n’Russia a morir di stenti e di
diaccio co’gli Alpini. L’unico tepore che riuscivamo a raccattare erano
l’incendi di que’razzi Katiuscia che Russi ci sparavan di continu’addosso…visto
che un ci s’aveva fiammiferi per accende’la legna… i’foco ce lo davan’loro…i’peggio
gliera che noi ci si metteva la ciccia…
[un attimo di silenzio dopo aver bevuto l’ultimo sorso… con il capo
chino…]
Poi i Russi sfondarono i’fronte… Quanti amici ciò perso tra quelle
distese di morte….e….durante la ritirata… Scappai…
[gli versano un terzo bicchiere di vino…beve e poi strappa i’fiasco
dalle mani dell’oste…]
Ne feci di strada… mi dole ancora i piedi… Pianura, montagne, fiumi,
laghi, boschi, valichi…sempre nascosto come un lupo braccato… alla fine
mi ritrovai vicino a casa e da questo monte qui’sopra vedevo i’paese e
questo quartiere. Un’potevo scendere… m’avrebbero preso e impiccato. E
quindi sognavo ad occhi aperti…immaginavo di veder’i’mi’figliolo
piccolino, nato quand’ero appena partito pe’i’fronte… e la mi moglie far
la fila per un tozzo di pan’nero… e poi la mi’socera… pohera donna anche
lei… accompagnava sempre la mi’sposa a chieder’a’chiunque notizie di me…
Brava donna…bisogna dirlo forte… ma tanto rompi’oglioni… specie quando
l’attaccava a discorrere con la gente…chi la fermava più… un gatto appes’a’hoglioni
con l’unghielli fa meno male….
Poi, un giorno, mentr’ero a svotamm’i’corpo pe’i’bosco, la mitraglia
fece sentir la su’voce tedesca…I’mi’po’eri compagni… Li avevan presi
tutti e li fucilaron su’i’posto… Tranne me….ch’ebbi l’aire e la fortuna
d’esser andato lontan’a’farla… Sortii fori dal macchione di more ch’era
notte fonda… e li vidi… E piansi… non avevo mai pianto in vita mia…
l’ultima volta quando gli squadristi massacrarono di botte i’mi babbo e
giurai vendetta… I’mi’compagni…. i’Nanni, Cecchino, Berto, Giannone
detto i’Bestia e tutti quegli altri… che mi perdonino se un’ricordo più
i loro nomi…
Anni dopo, de’vecchi amici di’paese mi dissero: “te… caro mio…
t’ha’avuto hulo...”
Eh si… l’ho avuto grosso qui’giorno malidetto…
[beve direttamente dal fiasco…]
Scesi a Firenze e, da quel dì, mi spogliai da’cenci partigiani. Nascosto
n’cantina nella casa di’mi’zio che m’aveva tirato su come se fossi stato
suo figlio… e li nascosto ci rimasi fino a’i’giorno che un’potetti far a
meno di risponder all’appello della martinella di’Bargello. Quel giorno
d’agosto del quarantaquattro
NOI e solo NOI si liberò Firenze da’Tedeschi e da fascisti… icchè tu
dici ? che riscrivo la storia… e se fosse ? …Di questi tempi va
abbastanza di moda… via… lasciatemi finire… Si LIBERO’ Firenze…
Strada per strada, casa per casa… ho visto morire fratelli della
mi’brigata, fratelli dell’altra parte… e tanta gente che un’c’entrava
proprio nulla… troppa gente…
Poi la guerra finì…..
Da Regno si diventò Repubblica, con la speranza di non vedere più la
tragedia che ci aveva fatto diventar vecchi prima d’invecchiare. Ed io
son sopravvissuto, non una, ma più volte alla prigionia, alla morte in
battaglia, alla morte bianca lung’i’Don, alla fucilazione, alla
mi’moglie e alla mi’socera… io un’ciò più forze e difese per sopportare
gli scempi dell’umanità d’oggigiorno…
Questa cosa però non l’ho mai detta… ascoltatemi bene adesso…. A volte
vorrei che voi, amici della Gasa di' Popolo, mi domandaste cosa m’è
rimasto dentro… State zitti, eh ? Beh… un’so più icché m’è rimasto ni’mi’core…
forse qualche anno di vita ancora… poi lo farò riposare da qualche
parte. Un’so se sarà inferno, purgatorio o paradiso. Un’ciò mai
creduto….Priore 'un se la prenda… proprio pe’i’fatto che un’cred’in’Dio,
non ho mai tirat’un’moccolo in vita mia… Che dice… c’è sempre tempo per
iniziar’a’credere in qualcosa ? Mah… può esser vero… ma forse è
meglio continuare a non credere a niente… Meglio non prender spaventi a
quest’età…
Ora che son di molto vecchio ciò tanta voglia di tornar’su’i’monte.
Accompagnatemi un bel giorno, quando fa meno freddo. Io un’ciò più la
patente… me l’hanno ritirata… dicono che un’ci vedo più. Ma io ci vedo…
ci vedo eccome… più di voi… Portatemi a’i’cippo de’mi’compagni morti.
Voglio veder se riconosco i’posto do trovai asilo quand’i’crucchi
fucilaron i compagni miei. Voglio vedere se esiste ancora i’macchione di
more. E se un’s’è seccato dopo quello strizzone di corpo che
m’avea preso qui’giorno, gli appunto questa medaglia al valor militare
che i’presidente mi mise su’i’bavero della giacca. E gli dirò
a’i’macchione: “Se un’n’era per te e per le tu’more che m’ebbero
scombussolato gl’intestini, senza dignità alcuna, me la sarei fatt’addosso
davanti a’i’plotone d’esecuzione…”.
[si alza dalla sedia……]
Ora vo’a dormire…. E son già briaco abbastanza… ma… son ancora lucido da
pregavvi di non chiedermi più, come fate tutte le sere, di quant’ebbi
culo quel giorno lassù su’i’monte. Sono stanco di raccontare la solita
storia… che mi accorcia e rende più amara la mia vita….. ho altri
ricordi a cui aggrapparmi e che mi danno ancora la forza di
continuare a vivere… Addio gente…
…’ndiamo a casa, mezza sega d’un cane… ho finito…. e non abbaiare agli
altri cani…tanto e’un’ti’credano…