
- Un’assolato pomeriggio d’inverno. Mentre soffia una lieve brezza
fresca che muove gli arti cipressi, Gino e la Gina, du’ vecchi coniugi
sono seduti s’una panchina di’giardino d’un’ospizio. Dall’alto di’colle
dell’anti’a Fiesole, osservano Firenze, la loro città. E ri’ordano… e ri’ordano…
Gino….
Che c’è Gina……
Ti ri’ordi ?
E ce n’ho tanti di ri’ordi che un so più quale ri’ordare meglio…
Vien via Ginino…., di quando si salì coi tramme sulle rotaie su fin’in
cima a San Domeni’o…
Si, si, mi ri’ordo. Ma poi un’eri ma’ ‘ontenta e tu dice’i sempre, via
Ginino, via si sale a piedi fin’a Fiesole. Ciò voglia di gelato….., e io
bischero dietr’a te per la salita….
Come l’era bono i gela’o che face’ano su in Piazza Mino……… e i fochi di
San Romolo, ma com’era belli…….e sempre meglio di chelli di San
Giovanni……..
Tanto e costa’an di nulla que’ gela’i….. I fochi, e si, glieran belli e
mi ri’ordo anche quando ti sentisti male…. Con tutti que’ gelati che
t’eri mangia’a e a star’a’collo torto tutta la sera per veder i botti…
eppoi giorna’e intere su’i’licit co’ gli sciogliementi………..
- I du’coniugi si ‘hetano senza ma’guardassi pe’ n’attimo. Con gli
occhi persi ni’voto siedono ancora di fronte a Firenze, continuano a
pensare o a non pensare…
Gino…
Che c’è Gina….
Ti ri’ordi ?
Si, ri’ordo.
Anch’io……………
- Un artro interminabile attimo di pausa. Il sole comincia a scende’,
ma è ancora abbastanza carduccio da rimanere fora. Firenze l’è ancora
laggiù, visibile…
Gina…
Ginino…. dimmi……..
Che mi da’ da bere…….
Di ‘orsa Gino.
Ch’è fresca ?
Gliè giusta…., ovvìa ‘more che sta’un po’ fermino con quella mano……..
O che corpa ciò se ciò i’palleti’o…. e un sta ferma e tu lo sai…….
Ecco ti se’versa’o tutta l’acqua addosso………
E son vecchio, Gina. E ciò i’morbo di Par.., Porch, Porchinson…, o come
glià detto i’dottore….
Morbo di Parkinson…Ginino……
Insomma icchè l’è, l’è…….ce l’ave’anch’i’mi babbo e lui lo chiama’a
palleti’o….
T’hai ragione te, Ginino………
La ragione si da’ a’bischeri e ancora tanto rintrona’o e un sono…. Ovvìa…..
- Il sole continua a calare e loro son’ancora li. Sguardi fissi
sull’ombre de’cipressi che disturbano la vista della loro città…
Guarda Gino……..
Che guardo……, gliè già buio eppoi già ci vedo po’o……..
C’è lo stadio illuminato………, chissà icchè fa la Fiorentina…………….
So’na sega icchè la fa…., ormai e son finiti i be’ tempi c’andavo in
curva Fiesole co’nostri figlioli….
Gino…………
O icchè c’è Gina………
I nostri figli ‘ndo saranno……..
E saranno…., saranno……che ne so ‘ndo sono…., sembran cent’anni che un li
vedo… che un vedo i nipotini……..
Chissà come saranno cresciuti…………..
Saranno già babbi a quest’ora……………… e non li ho ma’visti crescere…………
- Solo stelle ni’cielo. Nessuno s’è preso cura d’andare a prende i du’
anziani coniugi. Dall’alto di Fiesole, Firenze è illuminata come non mai
Gina……..
Che c’è Gino……
Ma te li ri’ordi come son fatti i nostri figlioli……..
Me li ri’ordo com’eran da piccini……… chi li ri’oscerebbe ora dopo tanto
tempo……….
Verremo tutti i giorni a trovavvi ciavean detto………..
Gina…….
Dimmi………..
Non ho altri che te….., dammi la mano, tienimela stretta………..
Ma t’hai i’’palletiho……..
M’è passato… adesso… sto… bene…
- Li ritrovarono il giorno dopo, mano nella mano, con gli occhi,
ormai vitrei, rivolti verso la loro amata città… le loro lacrime si
erano congelate sui vestiti -